SPECIALE RICONOSCIMENTO ALL’EDUCATORE “MELANIA RUSSO”

All’interno della Festa di Don Bosco, nell’anno 2005, il Consiglio Direttivo dell’Oratorio ha pensato di ricordare la cara Melania con l’istituzione del premio in sua memoria. Il premio è assegnato a chi, persone fisiche o giuridiche, è stato compagno di viaggio dell’Oratorio nell’educazione dei nostri ragazzi.

ALBO D’ORO

2005

Don Daniele Conte – ideatore del gruppo post cresima dal quale l’oratorio, nel 1990, è nato

Sr. Michelina Calò – educatrice di una moltitudine di ministranti

2006

Don Salvatore Rubino – parroco in Uggiano Montefusco, ha accolto gli animatori senza pregiudizio accostandoli ai sacramenti con amore ed umiltà

2007

Don Michele Elia –  parroco in San Francesco d’Assisi in Oria, ove risiedeva l’oratorio, ha accompagnato il cammino del S.I.N.G. con passione e fraterno affetto

2008

Claudio Zanzarelli e Katiuscia Lacala – tra i primissimi educatori dell’oratorio

Franco Leo – già presidente della nostra associazione

Don Mino Massa – giovane sacerdote particolarmente vicino alla nostra associazione

2009

S. Ecc.nza Rev.ma Mons. Michele Castoro – vescovo della Diocesi di Oria, il primo Vescovo a compiere una visita pastorale in Oratorio

Fam. Callegaro, associazione “il sogno di Samuele” 

2010

dott.ssa Cecilia Caforio, assistente sociale, Ufficio Servizio Sociale per i Minorenni – Ministero della Giustizia, Dipartimento della Giustizia Minorile

Luogotenente Roberto Borrello – comandante della stazione dei carabinieri di Oria, particolarmente attivo e presente sul territorio per diffondere legalità

2011

Rino Spedicato – presidente Retinopera Salento

Ada Spina – assessore alle politiche sociali della Provincia di Brindisi

2012

La festa non si è tenuta.

2013

Seminario vescovile “San Carlo Borromeo” – premio consegnato nelle mani del Rettore Don Alessandro Mayer

dott.ssa Baraba Musciagli – assistente sociale, volontaria in Congo

2014

P. Mario Mirafioti – fondatore della Comunità Emmanuel

Francesco Candita – responsabile Comunità Emmanuel

2015

Sr. Maria Bollino – figlia del divino zelo, educatrice

Titti Filotico – insegnante, animatore culturale, formatore

2016

Don Crocifisso Tanzarella – sacerdote

Don Mimmo Sternativo – sacerdote

Don Fernando Dellomonaco – sacerdote

2017

dott. Cataldo Motta – Magistrato

dott.ssa Rosy Paparella – Garante minori Regione Puglia

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“Posso fare l’animatrice anch’io?”

Era uno dei primi pomeriggi di primavera quando, sul piazzale oratoriano, si affacciarono due ragazze, una bionda ed una bruna, era di sabato. Erano Melania e Sonia Russo, sorelle indivisibili, sempre assieme. Il sole iniziava a scaldare i pomeriggi all’aperto dei nostri ragazzi. Melania era bella, occhi ceruli, capelli biondi! Assieme a questa bellezza giunsero in oratorio tutti i suoi amici, e che amici. Ragazzi pieni di energia. La vita di Melania si intrecciò con quella dell’Oratorio in un secondo. “Robertone, posso fare l’animatrice anch’io?”. La sua richiesta mi fece sorridere. “Melania – risposi – devi iniziare prima il cammino dei preanimatori, devi camminare con noi, e poi si vedrà!”. Iniziò alla grande il suo cammino. Ogni sera era presente, era attiva, era propositiva. Un giorno notammo tutti in oratorio la sua assenza. “Ha la febbre Melania” dicevano i suoi amici, era il mese di Maggio, il mese di Maria Ausiliatrice, un mese strano per l’influenza! Melania non fece più ritorno in Oratorio! La febbre non scendeva ed i genitori, sentito il medico, deciso di trasferirla presso l’ospedale dei Parma. Qui Melania ha vissuto il suo Calvario, la sua via crucis! Melanoma, questa la sentenza. Solo sette mesi per prendere coscienza di ciò che stava accadendo attorno a noi, solo sette miseri mesi. Melania, dalla sua partenza, l’abbiamo vista una sola volta, era il mese di Agosto ed aveva avuto un “permesso premio” dalla sua “caserma”, solo pochi giorni per vedere il sole dell’estate del 2003, la sua ultima estate. Ripartì per Parma la sera prima del musical dell’oratorio “Freedom, viaggio attorno alla libertà”. Ricordo che quella sera faceva un gran caldo, il piazzale dell’oratorio era stracolmo di gente, tantissima. Molti giovani presero posto sulla terrazza di Parco Montalbano, il piazzale davvero non conteneva più tutti i presenti. Era una serataccia per noi tutti, tantissimi i problemi con l’amplificazione, io ero tutto preso nella speranza di risolvere i problemi. Mi arriva un sms “alza la testa salame”. Era Melania, finalmente la rivedevo. Era in compagnia dei soliti amici dell’oratorio, un berretto in testa nascondeva lo sfacelo della terapia. Un sorriso luminosissimo, due occhioni grandi come il sole, pallida in viso più che mai! Passò da li cinque minuti, per salutare tutti gli amici dell’oratorio, a distanza di poche ore sarebbe ripartita. Non l’avrei mai più rivista. Da allora tante telefonate, difficili, dolorose, durissime. Mai abbiamo provato tanta repulsione per un telefono. Tanti gli sms. Uno diceva “avvisa tutti che molte volte non rispondo perché sono attaccata alle macchine e devo spegnere il tel.”. Telefonavamo per dare coraggio ad una amica ammalata, chiudevamo la conversazione ricchi per la testimonianza e per le parole di Melania, questa era la piccola Melania, una forza della natura anche se inchiodata alla croce della malattia. È fuor di dubbio che tra le vicende dolorose questa è stata la più illuminante per il nostro spirito ed il nostro cammino. Ero io il “portavoce” dell’oratorio, gli amici avevano timore di sentire la sua voce, di lasciar trasparire il dolore che dominava il nostro cuore. A metà novembre, dopo una durissima crisi, Melania non volle parlare più neanche con me. La mamma, la cara Giuliana, faceva da tramite tra noi tutti e lei. La situazione iniziava a precipitare, decidemmo di girare un video da mandarle. Era domenica sette dicembre. Tutto il gruppo di Melania si era dato appuntamento in oratorio per la registrazione. Prima di accedere la telecamera avvisai tutti i ragazzi di non piangere, di essere allegri come sempre, di essere i più normali possibile. Iniziammo a registrare, una esperienza dolorosissima: fingere la normalità! Ragazzi di quattordici anni che fingevano di essere allegri, il massimo che possa accadere nell’oratorio S.I.N.G. dove allegria e spensieratezza sono alla base di ogni attività. L’ultimo video messaggio era il mio, non chiesi a nessuno di riprendermi, poggiai la camera sul tavolo in segreteria e chiusi la porta dietro di me, volevo pensare bene alle parole da usare, ricordo poco di quello stupido pomeriggio e di quella registrazione, ricordo solo che dissi “non appena torni faremo una grandissima festa, sbrigati!”. Il giorno dopo spedimmo la vhs, la commessa chiese che tipo di spedizione effettuare, se normale o rapida. Non si prevedeva che il volo di Melania avvenisse in quei giorni, pur nella sua drammaticità, la situazione era stabile. La mia risposta fu perentoria, e non mi spiegavo il perché: “rapida”, risposi. Fu spedita martedì nove  dicembre, arrivò a destinazione giovedì undici. Melania era semiparalizzata nel letto, non volle vederla subito. Il giorno seguente fece cenno alla mamma di accendere la tv per vedere la vhs, “rideva e piangeva”, disse Giuliana al suo rientro ad Oria. Spedimmo anche un piccolo peluche, una foto del suo oratorio e due santini, uno di Don Bosco ed uno di Chiara Luce. Sabato 13, di buon’ora, fui svegliato da mia mamma. “Melania è morta!”. Un lungo pianto. Lunghissimo. Il silenzio nel mio cuore. Corsi in direzione del negozio del nostro Presidente di allora, Franco, il freddo tagliava le mie guance rigate di lacrime. Abbracciai Franco e piangemmo! Scrivere queste emozioni, in questo momento, mi provoca davvero tanta sofferenza, ricordare mi fa soffrire, ma non può mancare tra queste pagine la bella avventura di Melania. Nel pomeriggio chiudemmo l’oratorio, un cartello sul cancello recitava così: “oggi è volata in cielo la nostra preanimatrice Melania, l’oratorio resta chiuso fino al giorno successivo ai suoi funerali. Restiamo a disposizione di chi ha necessità!”. L’oratorio, quel sabato pomeriggio, si riempì degli amici del suo gruppo. Una mesta e silenziosa attesa, un lungo pianto! Melania, come tutte le belle signorine si fece attendere tanto, non arrivò presto. Formalizzati tutti i documenti, tornò nella sua amata Oria. Faceva freddo quella sera, tanto freddo. Giunse intorno alle 22. Melania desiderava vedere la neve in quei giorni, il freddo era davvero tanto. Il giorno del funerale il cielo era carico di nuvoloni, non appena Melania varcò la soglia di casa la prima spruzzata di neve, le prime lacrime degli angeli. I ragazzi dell’oratorio attesero la loro Melania in Chiesa, ognuno con al collo il foulard distintivo, lo stesso che era sulla bara della piccola. Ricordo che la navata destra era colorata di fucsia, il nostro colore  sociale, i ragazzi dell’oratorio erano centinaia. Un’altra spruzzatina di neve accolse Melania nella Basilica Cattedrale. Tutti assieme intonammo l’inno dell’oratorio, non è facile cantare mentre tutto nel cuore muore, ma i ragazzi furono davvero bravi e cantarono con forza, il loro ultimo atto d’amore. Alla fine della celebrazione mi ritrovai sommerso da ragazzi in lacrime, ricordo che il mio cappotto era inumidito, tante erano le lacrime versate. Accompagnammo la piccola Melania presso la sua ultima dimora, era scesa la sera, il camposanto era illuminato dalle fioche luci delle lapidi. Il freddo era davvero indescrivibile, sembrava che la terra non volesse accogliere quel piccolo fiore, si rifiutasse di spalancare le braccia per accoglierla. Eppure dovette farlo! Ogni ansia di quei mesi, ogni tribolazione del nostro spirito, ogni sofferenza era terminata, tutto era finito, i neri cancelli del camposanto si chiusero alle nostre spalle. Questa, amici miei, è la storia di Melania, storia che ha sconvolto l’esistenza stessa dell’oratorio, storia dalla quale sono nati nuovi germogli nel S.I.N.G. A Melania è intitolato il premio dedicato agli educatori che assegniamo durante la festa di Don Bosco, a lei che desiderava diventare educatrice dell’Oratorio, a lei che ha dato luce e vita alla nostra esistenza. Grazie Melania, grazie per i momenti che hai deciso di dedicarci, per gli istanti passati assieme, per le partite a “sciaccia cinque” sul piazzale dell’oratorio, per le risate, per l’allegria contagiosa che ci donavi. A Dio.

(Tratto da “I primi venti” di Roberto Schifone)